Aumenti dei carburanti: fine dello sconto fiscale sul gasolio
Il settore dei carburanti in Italia affronta una fase di forte turbolenza a seguito di importanti novità fiscali e di mercato scattate nei primi giorni di ottobre 2026. Con la scadenza dello sconto fiscale temporaneo sul gasolio, avvenuta ufficialmente lo scorso 5 ottobre, dal 6 ottobre è terminata la riduzione di 6,1 centesimi al litro (IVA inclusa) sulle accise del diesel.
La misura di sgravio, che aveva protetto gli automobilisti e il settore dei trasporti negli scorsi mesi, non è stata prorogata. In aggiunta, il tanto atteso meccanismo delle accise mobili non è entrato in vigore a causa della mancata pubblicazione del decreto interministeriale che avrebbe dovuto regolarne l'applicazione automatica in base alle variazioni dei listini internazionali.
I prezzi medi alla pompa: benzina e diesel sotto pressione
Le conseguenze di questo stop si sono immediatamente riflesse sulla rete stradale italiana. Secondo i dati e le rilevazioni ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), i prezzi medi dei carburanti si attestano su livelli particolarmente elevati per gli automobilisti in modalità self-service.
Nel dettaglio, la benzina oscilla tra i 2,04 e i 2,05 euro al litro, mentre il gasolio ha registrato un'impennata significativa posizionandosi stabilmente tra i 2,24 e i 2,25 euro al litro. Valori che pesano notevolmente sui bilanci delle famiglie italiane e sulle aziende di autotrasporto, già messe a dura prova dall'inflazione e dai costi energetici complessivi.
La reazione del mercato e i tetti ai prezzi delle compagnie
Per cercare di calmierare listini pesantemente colpiti anche dalle tensioni geopolitiche internazionali, le principali compagnie petrolifere operanti sul territorio italiano – tra cui Eni, IP e Q8 – hanno deciso di mantenere attivi i tetti ai prezzi (il cosiddetto price cap).
Nonostante questo intervento di contenimento da parte dei colossi dell'energia, la situazione sul campo resta tesa. Si registrano infatti crescenti tensioni sulle scorte di carburante e non mancano le proteste dei gestori degli impianti, preoccupati per la contrazione dei margini di guadagno e per la reazione dei consumatori di fronte a tariffe ormai proibitive.


